due parole sul covid visto dai bambini

Sono molti i mesi durante i quali siamo vincolati alle progressive misure contro la pandemia, possiamo perciò dire che tutti noi abbiamo ormai compreso che la nostra vita ha subito un feroce mutamento nelle abitudini ed anche nella espressione delle libertà personali, oltre a chi purtroppo ha patito il virus soffrendone le complicanze più gravi.

La cultura adulto-centrica del nostro paese ha sempre sostanzialmente imposto ai minori le regole degli adulti e, anche in questo caso, le misure di prevenzione contro il Covid sono un carico pesante per i bambini che non hanno avuto il tempo, o il sostegno, per elaborare quello che certamente possiamo considerare un trauma nella loro vita e nel processo evolutivo di questi ultimi tre anni.

Siamo i genitori di nutrita prole, con i primi tre figli in piena età scolare i quali hanno vissuto la “dad” prima che scegliessimo di adottare l’educazione parentale ed abbiamo osservato le difficoltà di fare lezione con un cellulare con una pessima connessione ed interfacciandosi con la classe tramite video.

Spiegare loro le ragioni di questa situazione non è stato difficile, più arduo è renderli edotti della mutante organizzazione della giornata proprio in base ai cosiddetti bollettini covid, i quali ci costringono talvolta a rimodulare scelte e programmi già in essere.

Il nostro passato di educatori pedagogisti ci offre la formazione e l’esperienza per consentire ai nostri figli di elaborare questa effrazione nella loro vita, naturalmente in base alla loro età ed alle caratteristiche personali e, ciò che evidenziamo, è il bisogno di esprimere le emozioni che questa situazione ha sviluppato in loro in particolare e nei bambini in generale.

Disegnare, scrivere, parlare di quel che percepiscono è importante indipendentemente dal senso compiuto o dalla razionalità dei contenuti, perchè i bambini hanno il pieno diritto alla propria giusta irrazionalità senza il dovere di offrire agli adulti un preciso significato, è infatti nostro il compito di decifrarne l’eventuale disagio e di misurarne l’escursione nella loro crescita.

Osservando il mondo che ci circonda evidenziamo che molti genitori e nonni si sono trasformati in una fonte ansiogena per i loro figli e nipoti, costretti a subire i timori e le misure di protezione che impediscono quella relazione invece necessaria per i bambini.

Di contro vi sono poi quei genitori che considerano la pandemia una sorta di complotto, i quali proiettano sui propri figli quella pseudo-ribellione alle misure imposte dal potere rendendoli da un lato certamente più leggeri ma anche esposti ai maggiori rischi di fronte al virus.

Il buon senso e la proprietà dell’intelligenza e del sano confronto sono quindi le migliori risorse per ogni famiglia, al fine di consentire ai bambini di comprendere i fatti e di rispondere alle difficoltà con gli strumenti dell’infanzia e, non, con le sole direttive degli adulti.

La politica pecca in questo caso di quella empatia verso le esigenze dei bambini, lasciando la scuola priva di una reale organizzazione, specialmente laddove gli indici di rischio sono maggiori. Ogni giorno ascoltiamo le notizie di nuove ordinanze che talvolta sfiorano il paradosso.

Tutelare quindi i bambini contro la pandemia non significa solo proteggerli dal contrarre il virus, bensì consentirgli di comprendere la realtà del momento e quella a breve e medio termine.

Occorre instaurare un linguaggio comunicativo chiaro e preciso con i bambini, sempre ed in questo particolare momento della loro crescita, la quale non è ridotta a causa del covid ma limitate sono le possibilità di confronto oltre loro stessi in forza delle limitazioni delle relazioni e delle opportunità di una positiva socializzazione.

I bambini hanno bisogno di capire che cosa è questa pandemia e non solo di comprendere che cosa i loro genitori hanno capito del covid; necessitano di una loro personale visione di quel che in realtà non potranno comprendere appieno, ma è importante lasciarli muovere liberamente nella loro misura, soprattutto per riconoscere quanto forte possa essere la paura, l’ansia o i disagi che patiscono.

Rendiamo i bambini liberi anche nelle limitazioni delle misure di contrasto, altrimenti avremo solo dei futuri adolescenti con la sindrome dell’ora d’aria…