due parole sulla politica dei numeri zero e sui “lupi di lana”

La vita mi ha permesso di vivere alcuni passaggi storici importanti e, tra questi, la caduta del muro di Berlino nel novembre del 1989 che ho vissuto in diretta perchè allora mi trovavo in Germania, potendo così fare spesso un salto da Berlino ovest nella ex DDR per motivi di lavoro; per questo sono inciampato nel suo crollo, ritrovandomi perduto nel flusso di chi sembrava provenire da un mondo grigio a bordo delle numerose Trabant, i quali una volta passati i varchi hanno ben compreso il significato della libertà, mentre molti altri si sono invece perduti nella sola sensazione del poter soddisfare i propri materiali desideri.

Il mondo è cambiato dalla guerra fredda, come mutate sono le alleanze e le geo-strategie dei blocchi contrapposti tanto che ormai non serve più un soggetto politico capace ed affidabile ma solo un oggettuale personaggio vestito di politica che, anche senza averne piena coscienza, rappresenta un mero strumento di influenza in favore di quelle potenze che ingeriscono nelle dinamiche interne dei governi locali a tutela dei propri interessi.

Il nostro strano paese è passato dall’essere la portaerei americana nel mediterraneo a supportare con i propri militari le tante operazioni nei teatri esteri bellici e post bellici, spesso con l’alibi delle missioni di pace o di restaurazione di una presunta democrazia per non dire che sostanzialmente facciamo la guerra insieme agli americani, i cui modelli e dispositivi sono confluiti nelle nostre stesse procedure operative; ci siamo quindi sdoganati dall’avere l’amante araba e riconosciuti essere ora dei fedeli consorti di una politica a stelle e strisce che, di fatto, è presente nelle dinamiche italiane sin dalla fine della seconda guerra mondiale e, non dovremmo mai dimenticare che, da quel conflitto, uscimmo sconfitti e liberati dal nazifascismo.

La Prima Repubblica, crollata poco dopo il muro sotto il peso delle tangenti, ha lasciato spazio agli storici inquinamenti masso-mafiosi che si sono compattati in una nuova entità politica, scesa in campo in stile terzino fluidificante, la quale ha coltivato in trenta anni un vivaio di marionette per le quali il senso della collettività (Paese) è ridotto rispetto alla tutela degli interessi corporativi ed anche personali. Motivo per cui dopo un processo di Rinascita ci ritroviamo nelle mani dei tanti numeri zero, quelli che fanno dei propri slogan una sorta di messaggio politico d’influenza, contrastati da chi cerca di dare vita a dei movimenti innovativi, confusi tra la moralizzazione delle istituzioni ed il carrozzone sempre pronto a dare spazio a chi vede nella politica una opportunità e, non, un servizio.

Una collettività debole rimane incapace di rinforzare la politica di chi tenta di cambiare il sistema paese e, noi italiani, siamo ancora deboli e come tali attiviamo tutti i meccanismi della debolezza, primo tra i quali l’opportunismo, il tradimento, la strumentalizzazione delle difficoltà altrui; fino a dipingere il nostro egoismo con una apparente solidarietà quasi sempre auto-referenziale e, in questo modo, si rinforza il progressivo degrado morale, storico ed anche comunicativo della società stessa, sul quale la politica d’influenza trova gli strumenti di sensibilizzazione per assemblare la massa e, non, per formare un insieme.

Una massa di lupi di lana, questo siamo diventati, pecore ignare di esserlo perchè ululiamo le nostre ragioni incapaci di porne in discussione i contenuti e di confrontarci con l’altro da noi.

Una simile psicologia lascia ampio spazio di manovra ad ogni manipolatore interno ed esterno, sia esso proteso al bene o tutore degli interessi storici che hanno fatto del nostro paese la residenza di una mediazione massomafiosa, la quale sembra dura a scomparire o, peggio, si è talmente miscelata nelle istituzioni da diventarne parte ordinaria.

Ascolto le parole dei tanti presunti rivoluzionari che allettano le masse con un gergo tipico della belante massa stessa, la cui ululante psicologia rappresenta ancora una volta lo strumentale oggetto di influenza che, alla fin dei conti, rende tutti incapaci di capire che, ogni muro, contiene sempre due libertà.

Dovremmo, noi collettività, abbattere il muro dell’ignoranza del quale siamo ancora prigionieri, invece di crederci liberi solo perchè pensiamo che, dall’altra parte, vi sia chi se la passa peggio di noi e ci illude di essere “migliori”.

Questi sono i lupi di lana, persone che necessitano delle debolezze altrui per camuffare le proprie, soggetti che proiettano negli altri ogni responsabilità individuale, cittadini di un paese che ha perduto la cultura storica della propria evoluzione e si identifica nei meri personaggi del momento, eletti ed eretti per stimolare la massa tramite una forma di influenza che agisce sulla psicologia di chi è felice di non essere se stesso, ove il significato di se stessi si è perduto nella omologazione dell’odio e del bisogno di un nemico.

La cultura, lo stimolo ad apprendere ed al confronto è, e dovrebbe essere, la migliore forma di politica; tale da rinforzare le singole psicologie, tale da strutturare i pensieri senza schemi e senza muri di confinamento. Una cultura che possa offrire a noi collettività la consapevolezza di essere tutti dei soggetti individuali che formano un insieme e, non, un ammassamento di lupi di lana convinti che ululandoci uno con l’altro, sembriamo meno pecore…