due parole sull’essere Padre

Mi sono posto a lungo in discussione prima di scegliere di diventare Padre, perchè non basta una naturale spinta alla genitorialità, non basta una formazione tecnica come educatore, non basta l’immenso amore per la propria moglie ed il desiderio di metter su famiglia.

Occorre la piena consapevolezza del riuscire ad essere Padre, non limitata ai soli conti di cassa ma alla capacità di un uomo di superare le proprie difese, le proprie sofferenze, le proprie lacune emotive per raggiungere il giusto equilibrio per, appunto, essere un Padre.

Noi, uomini italiani, siamo ancora confusi tra il ruolo di maschio e quello di Padre, vincolati al conflitto tra l’orgoglio e l’intelligenza, spesso immaturi a tal punto da essere incapaci di superare le nostre difese cedendo alla intolleranza di fronte ad ogni frustrazione.

Essere un Padre richiede invece una enorme capacità di tolleranza, non di passività o di mera delega delle responsabilità alla moglie raccontandoci che, in fondo, la genitorialità è una roba prevalentemente da donne e che noi maschi dobbiamo solo portare i soldi a casa, proteggere la famiglia e non essere troppo mollaccioni con i figli altrimenti crescono deboli.

Stupidaggini di una cultura maschio-centrica ancora purtroppo diffusa, a causa della quale molti uomini si perdono la meraviglia della paternità accontentandosi solo del “possesso” dei figli e della bandiera di fertilità che soddisfa l’orgoglio, privandosi così delle emozioni dell’essere Padre sin dalla gestazione stessa.

Occorre imparare a confrontarsi con la frustrazione che si vive comprendendo che una donna incinta entra in un mondo tutto suo, nel caso di mia moglie per la quinta volta, mondo nel quale noi uomini dobbiamo restare in punta di piedi per trovare il nostro giusto posto; un mondo da cui la donna non ci esclude ma essa stessa impara a conoscere scoprendo delle risorse che forse prima non conosceva, maturando una consapevolezza che non sempre è seguita dalla concreta opportunità di espressione di questa completezza, perchè talvolta spaventa gli uomini, li pone di fronte a se stessi.

L’uomo teme infatti solo le proprie bugie, ha paura del confronto con tutto ciò che si è raccontato per fuggire la sofferenza dei propri limiti, della propria ignoranza, dei sentimenti sovente strumentali, dei tanti alibi che si dona per evadere dalla responsabilità dell’intolleranza che riconosce tale di fronte alle frustrazioni ma, che, raramente riesce a vincere e superare.

Essere Padre è una scelta importante per questo, perchè non si può continuare a credere di fingere di essere forti, capaci di gestire tutto solo con il controllo, ove il controllo diventa gestione anche della propria moglie e dei propri figli con il rischio di imporre loro un confine che non può superare i nostri limiti, altrimenti entriamo in frustrazione e rischiamo di manifestare le reazioni dell’intolleranza.

Molti uomini credono di trovare nella paternità un elemento di rinforzo alla propria debolezza, diverso da ciò che aiuta a superarla, bensì la blinda con la strumentalizzazione dei figli nei quali proiettare le proprie ansie, le angosce, camuffando tutto questo con l’orgoglio di essere Padre il quale si sgonfia di fronte alla prima difficoltà, lasciando spazio alla incapacità di porsi in discussione ed alla intolleranza che ne consegue.

E’ importante perciò saper affrontare se stessi senza il timore di riconoscersi deboli, magari di sentirsi apparentemente estranei al percorso di gravidanza pari a quello che invece vive la moglie, durante il quale non si può né imporsi né pretendere un ruolo che tutti stiamo imparando ad assumere ed il futuro Padre ha un ruolo importantissimo anche durante la gestazione.

Si sceglie di diventare ed essere dei genitori sulla base del sentimento che ci lega, si condivide insieme un ruolo diverso per ognuno dei genitori, si è costretti a fare i conti con tutto ciò che con l’amore non ha nulla a che fare, ad iniziare dai sentimenti strumentali alla nostra autoreferenzialità, per i quali si ama chi ci ama, vincolati alla paura ed alla frustrazione di perdere questo protagonismo e, noi masculi, spesso siamo intolleranti proprio a questo ovvero quando un figlio catalizza tutte le attenzioni della madre, ma non è realmente così.

Le donne hanno una immensa capacità di amare, di nulla ci privano diventando madri, anzi, dobbiamo solo imparare a restare in punta di piedi proprio per capire che siamo parte di quella magia, non esclusi o ridimensionati rispetto a prima.

Essere Padre richiede perciò la maturità emotiva, non l’autoreferenzialità.

Qualche giorno fa ho incontrato un mio ex collega della Folgore, non frequento gli ambienti militari o i circuiti dei veterani ma di tanto in tanto capita che qualche vecchio amico passi da queste parti prima di raggiungere la vicina Costa Azzurra francese, un caffè e due parole per ricordarci chi siamo stati e, non, chi ci crediamo di essere.

Mi ha chiesto come faccio a gestire quattro figli, che ha visto sereni, educati senza quella disciplina imposta e privi di una reverenza gerarchica verso il Padre; bambini che fanno i bambini, niente altro che i loro sorrisi e le loro espressioni.

Non ho una risposta a questo se non nel percorso di messa in discussione che ho fatto prima di scegliere di essere Padre, il quale non si conclude con il parto ma prosegue giorno dopo giorno misurandosi con le esigenze di comprendere, non di gestire, non di controllare.

L’amore per mia moglie ed il desiderio di avere una Famiglia ampia è il primo confronto con il quale mi specchio ogni giorno, ove se mentissi ai miei sentimenti e non fossi cosciente della mia scelta probabilmente crollerei sotto il peso di una così importante realtà che impatterebbe sul castello di menzogne emotive che mi sarei raccontato.

Ecco l’importanza della verità dei sentimenti e del coraggio delle emozioni.

Si è sereni se quel che si vive e si esprime è reale, se ciò che rende la Famiglia felice è saldo, è costante e non vincolato al bisogno di protagonismo, alla autoreferenzialità del proprio essere, eretto a perno di ogni momento di vita della famiglia per poi cedere alla frustrazione della propria debolezza, proiettando sui figli e sulla moglie l’intolleranza che non si riesce a controllare.

Essere Padre è una scelta di vita, che migliora la vita e che cambia un uomo, lo completa sdoganandolo dal maschio che deve essere tale.

La sera, quando i bambini sono a letto, mi fermo sulla soglia della camera per guardarli, osservarne la posizione ed i movimenti, sentirne i respiri, i piccoli mugugni, momento in cui riconosco il mio essere Padre senza il dovere di pretendere di essere riconosciuto dalla mia Famiglia in questo ruolo.

Non è infatti un conquista, oppure una nuova versione di un maschio tutto d’un pezzo che deve controllare tutto, temendo di perderne la gestione.

Un Padre è forte se comprende quanto la sua debolezza possa essere una risorsa se solo si impara ad accettarla, superandone le difese, imparando a riconoscere le proprie lacune, senza colmarle con la strumentalizzazione dei propri figli ma con la progressiva presa di coscienza.

Educare i bambini ad allearsi ai sentimenti, ad esprimere le proprie emozioni ed a trovare in esse la forza della relazione con la Famiglia, non li farà crescere deboli ma sereni, forti, liberi da tutto ciò che appesantisce l’evoluzione dei figli, ad iniziare da un Padre immaturo, intollerante.

Noi, padri, siamo spesso confusi tra l’essere gli educatori dei nostri figli ed il diventare gli istruttori di una infanzia in evoluzione per il timore che non sappiano stare al mondo una volta cresciuti; in realtà doniamo loro tutti gli strumenti necessari per affacciarsi alla vita tramite il semplice esempio della tolleranza, della competenza, della verità.

Essere Padre è l’esperienza più difficile che abbia mai affrontato, la quale richiede la mia umiltà, non la mia insicurezza.

L’umiltà si esprime quando si è pienamente coscienti delle proprie risorse e, per esserlo, è necessario affrontare un serio percorso di messa in discussione.

L’insicurezza prende il sopravvento quando ci si scopre mendaci, quando si teme che tutto ciò che ci stiamo raccontando non sia, in realtà, la più bella bugia per esorcizzare la paura della verità.

I figli meritano la serena forza della verità delle emozioni e dei sentimenti, non l’ardimento di un Padre apparentemente forte…