due parole sulla scelta della scuola parentale

Da un paio di anni abbiamo scelto di istruire i nostri figli “in proprio” tramite le opportunità della cosiddetta educazione parentale, sulla quale desideriamo offrire questo odierno confronto rispetto ai suoi benefici ed alle difficoltà.

Nel nostro strano Paese l’istruzione privata è generalmente interpretata come un lusso riservato ai benestanti oppure una sorta di bandiera del conflitto contro il sistema pubblico, fino alle mere scelte compiute in tal senso per “moda imitativa” da parte di quei genitori privi della conoscenza di quanto sacrificio richieda e degli strumenti educativi necessari per offrire ai bambini una istruzione di qualità.

La nostra esperienza è certamente fuori griglia di fronte alle famiglie più tradizionali, perché oltre all’essere stati una Famiglia itinerante è una scelta compiuta soprattutto per le esigenze di Matilde dopo il trauma cranico che ha patito nel 2019, dal quale si è sviluppato il danno assonale che monitoriamo tutti i giorni nella sua evoluzione. La pandemia inoltre, e le sue complicanze sul sereno svolgimento delle lezioni in presenza, ha rinforzato la nostra scelta fino a gestire appieno l’istruzione dei primi tre figli in età scolare.

Vogliamo evidenziare che non basta solo una laurea magistrale in pedagogia o il bagaglio formativo ed esperenziale che abbiamo per credere di poter essere gli insegnanti dei nostri figli, certamente sono risorse importanti che rappresentano degli strumenti di cui facciamo uso, ma istruirli privatamente significa dedicare le giornate intere alle loro lezioni in nostra presenza, perché siamo una Famiglia umile e non possiamo certo avvalerci di insegnanti privati.

E’ quindi vero che l’istruzione parentale costa, sia per chi può permettersi delle lezioni a pagamento che per chi, come noi, toglie parte del tempo al lavoro dedicandolo esclusivamente alla scuola dei figli, rinunciando così ai potenziali guadagni e questa è un’altra ragione per la quale lavoriamo in proprio.

E’ altresì vero che se ben organizzata può essere una scelta alla portata di tutti, avendo sempre presente il fattore base della educazione parentale, ovvero le competenze e la capacità di permettere ai figli di raggiungere un risultato concreto; non bastano due tutorial su YouTube per delegare alla rete la propria ignoranza e, se si parla di istruzione, dobbiamo necessariamente chiederci se siamo in grado o meno di offrirla prima di assumere una simile scelta.

E’ infatti importante ricordare che ogni nostro errore lo pagano e lo pagheranno i figli stessi, ricordare che noi genitori non solo siamo la fabbrica dei loro futuri ricordi ma anche i responsabili del loro progressivo presente e, tutto questo, ci ricorda appunto i doveri che abbiamo verso il rispetto delle loro esigenze in ogni singolo aspetto.

Il dovere di istruzione ci permette di seguire anche la strada autogestita ma dobbiamo sapere come percorrerla, e quali errori non fare, al fine di affrontare gli esami di verifica in modo positivo.

Esami che chi sceglie questa strada ha l’obbligo di svolgere se desidera che i bambini siano allineati al normale percorso delle classi tradizionali, specialmente laddove tale scelta è temporanea e si prospetta un rientro nella scuola pubblica. Esami che valutano da un lato la preparazione degli studenti “privatisti” e dall’altro la capacità educativa e di istruzione dei genitori o dei tutori.

Per quanto ci riguarda possiamo elencare i numerosi vantaggi della scelta della istruzione parentale in termini di totale autonomia delle lezioni, che svolgiamo ovunque siamo sia a casa che in viaggio, i benefici tratti dalla possibilità di un rapporto diretto con gli “alunni” rinforzando le loro capacità e strutturando meglio la compensazione delle loro lacune, i vantaggi per i bambini nascenti dalla calma di studiare che non vuol dire affatto studiare con calma, solo farlo senza ansia o l’oltremisura del senso di competizione.

Gli svantaggi si evidenziano nel dover dedicare molto tempo alla educazione parentale, nel dover trovare dei “supplenti” per le materie per le quali siamo carenti, nel dover investire nei materiali didattici più opportuni anche se la possibilità di visitare città e musei ci aiuta, oltre al nostro stile di vita che offre ai nostri figli una ampia possibilità di socializzazione con molti bambini di ogni razza lingua e colore.

Manca però il valore del gruppo-classe, manca una migliore organizzazione della giornata di scuola, manca la minima possibilità di recuperare il tempo perso ed ecco la ragione di una attenta valutazione dei programmi da seguire e dei tempi di apprendimento dei figli.

Noi seguiamo sostanzialmente il programma ministeriale della quinta elementare per Matilde e Fabio Massimo e quello della prima elementare per Edda.

Non abbiamo una rete parentale vicina come i nonni o gli zii ed anche questo richiede di saperci organizzare per ogni varia ed eventuale esigenza, per esempio quando dobbiamo lavorare in tempi non organizzati oppure in caso di malattia.

Possiamo affermare quindi che l’istruzione parentale è un impegno gravoso e difficile ma non impossibile, sapendo sin dall’inizio che i protagonisti sono i figli e non i genitori, per cui è chiaro che ogni esigenza degli adulti va in subordine a quella dei bambini.

Per il resto serve umiltà e la capacità di porsi in discussione per comprendere i propri errori e superarli.

Educare i figli e istruirli sono due aspetti diversi della genitorialità, facendo sempre attenzione a non “addestrarli” solo per fare bella figura.

E’ un lavoro vero e proprio da fare tutti i giorni, non part-time, altrimenti avremo il risultato dei figli poco istruiti e dei genitori-insegnanti mediocri.

L’umiltà giunge dalla consapevolezza delle proprie risorse e dei propri limiti, è importante perciò radicarsi ai dati di fatto ed ai risultati concreti, perché l’educazione parentale non prevede giustificazioni…