due parole sullo spiegare la guerra ai bambini…

I bambini osservano il mondo con lo sguardo puro dell’infanzia, il quale è giustamente irrazionale in base alla loro età cronologica ma non privo della capacità di riconoscere il panorama delle emozioni di fronte agli eventi che percepiscono o ai quali partecipano in vario modo.

Le notizie che rimbalzano nelle pareti di casa o nella radio dei mezzi di trasporto parlano inevitabilmente della guerra in Ucraina come molte sono le immagini provenienti dai teatri bellici difficili da scudare alla vista dei più piccoli se non spegnendo la televisione o il computer. Occorre quindi essere bravi a mediare il clima emotivo che annuvola la serenità dei bambini, ai quali spiegare la differenza tra una guerra vera e quella dei videogiochi o dei cartoni animati fin troppo adultizzati, proprio per non confonderli nel confronto sia con le loro sensazioni che con la sofferenza degli adulti che li circondano nel vedere la distruzione e le conseguenze della guerra.

Per quanto ci riguarda, come genitori di nutrita prole in piena età evolutiva e con una formazione da educatori pedagogisti, scegliamo di raccontare ai nostri figli la realtà dei fatti tramite il paradosso degli eventi; senza mentire su quanto accade ma allo stesso tempo evitando di caricare il peso della vittimizzazione della guerra in danno dei loro coetanei che ne subiscono il dramma o muoiono sotto le bombe.

Il paradosso di cui parliamo lo manifestiamo nel raccontare la verità sotto forma di un immaginifico scenario pari alla comprensione dei nostri figli, di età differente, ai quali spiegare la guerra in Ucraina attraverso, per esempio, il racconto di un inventata venditrice di pizza di Kiev di origine napoletana che si chiama Svetlana Espositova la quale ricostruisce quel che vede con gli occhi della fantasia, mentre, per i due più grandi e più capaci di capire i fatti, diciamo chiaramente che cosa è la guerra in ogni suo aspetto invitandoli a fare una inversione di ruolo con dei loro coetanei ucraini nascosti in un freddo scantinato con la paura degli invasori alla porta.

Sostanzialmente ci assumiamo la responsabilità di mediare il panorama del loro sguardo, per educarli a mettere a fuoco le loro emozioni e non certo per renderli ciechi sui fatti della vita, accompagnandoli al riconoscimento di ciò che provano ed alla espressione di quanto percepiscono su di un tema come quello della guerra che purtroppo ha da sempre accompagnato l’evoluzione di più generazioni.

La coscienza dei bambini matura una considerazione della guerra priva del suo peggior significato, la morte di molti civili, raggiungendo però la consapevolezza del male e del dolore che essa provoca nella collettività.

È del tutto inutile credere di tutelare i bambini da quanto accade intorno a loro, specialmente laddove la menzogna camuffa la realtà, come è altrettanto nocivo farli impattare senza filtro nelle immagini di guerra ed ecco l’importanza della mediazione da parte dei genitori.

La sofferenza è una tappa evolutiva essa stessa, non un ostacolo da evitare, è opportuno perciò sapere accompagnare i figli verso una emozione con cui misurarsi e trarre da essa una opportunità di crescita.
La guerra in Ucraina porta e porterà delle gravi conseguenze anche da noi in termini di approvvigionamento e di rincari delle materie prime, tanto che vi sarà un vittimizzazione secondaria per questo nelle famiglie che partiranno le difficoltà in tal senso, non è perciò un conflitto lontano la cui eco si avverte solo nei telegiornali.

I bambini sono più intelligenti di quanto molti adulti credono, più capaci di percepire gli eventi rispetto a quanto i loro genitori tentino di fuggirli, degni di una spiegazione e non resi ignari di qualcosa che in un modo o nell’altro raggiungerà le loro emozioni…