due parole su Fabio Piselli e la falange armata…

Nel 2008 ho scritto un articolo nel quale ho parlato della falange armata come una operazione di guerra psicologica rispetto ad una struttura di tipo squisitamente eversivo-terroristica, come accadeva invece negli anni di piombo o nel corso dei tentati golpe precedenti. Scritto che ha suscitato l’interesse di alcuni giornalisti due dei quali, Giannantoni e Volterra, hanno poi pubblicato un libro fatto molto bene oltre alla compianta Rita di Giovacchino che ha voluto citarmi nel suo libro altrettanto ben fatto.

Sono stato quindi convocato dalla Procura Nazionale Antimafia nella formula del colloquio investigativo segreto laddove quanto ho pubblicamente scritto riprendeva di fatto ciò che sin dagli anni ottanta ho rapportato a livello superiore, come si usava dire nell’ambiente militare nel quale ero inserito anche se, in quel periodo tra la fine anni ottanta e l’inizio anni novanta, quanto andavo dicendo era considerato fonte di pazzia o di millanteria all’interno dello stesso ambiente e, per questo motivo, ne sono stato “bollato” con una valenza negativa.

Sono stato poi interrogato da chi si è occupato dei fatti della uno bianca proprio perchè ho da sempre collegato le loro gesta alla operazione falange armata, quindi da altri tra magistrati e giornalisti che hanno voluto dedicarmi la loro attenzione.

Oggi assisto alle interviste di magistrati che hanno indagato o scritto dei libri sulla falange armata ed all’esito di alcuni processi che riguardano i cosiddetti misteri italiani e, sostanzialmente, evinco una minore distanza da quanto di pazzesco ho sempre detto nel corso di tanti anni e fino a poco tempo fa, quando sono stato convocato da parte di una DD.AA. i cui delegati mi hanno sentito in merito al presunto supporto militare nei fatti eversivi e stragisti degli anni ’80 e ’90 anche con riferimento alla falange armata sin dalla sua progettazione. Interrogatori, perchè di questo si è trattato, dai quali sono uscito con un descrizione che mai, prima di allora, mi era stata così apertamente dedicata ovvero quella del soggetto pienamente attendibile che certamente ha compensato la sofferenza di aver patito per lungo tempo quel bollo negativo sulla mia persona.

Da quel momento si sono rinnovate verso la mia Famiglia quelle azioni mirate ad indurre la percezione di una minaccia, caratterizzate da eventi di minore entità rispetto al classico attentato minatorio i quali contengono però tutto il valore squisitamente psicologico che caratterizza il metodo di chi le pone in essere, forte dell’uso di strumenti di pertinenza militare e di polizia di cui abusa perchè, presumibilmente, fa ancora parte di qualche amministrazione in tal senso o ha modo di manipolare chi vi lavora, tanto che per qualche periodo abbiamo avuto la tutela da parte delle autorità di polizia che mi hanno indicato a chi nutriva dei dubbi come un soggetto di interesse istituzionale e, anche questo, ha gratificato il mio ego contro tutto il fango patito, ma non mi ha sradicato dalla realtà dei fatti ai quali cerco di restare fedele.

Sarebbe stato fin troppo facile vestirmi di tal descrizione per rifarmi una verginità, come si usa dire in certi maliziosi ambienti di intelligence, ma l’ho usata invece per rinnovare il mio desiderio di verità per tutto quanto ho subito sin dal periodo della carriera militare, chiedendo espressamente alle autorità giudiziarie livornesi e non livornesi di attivare ogni eventuale seguito per superare il filtro di quello che ho definito essere un “mascariamento con le stellette”.

Ciò che emerge dalla analisi di quel periodo riguarda la mia presenza nei reparti, contigua alle persone e nei luoghi prossimi al progetto falange armata ed alle azioni della uno bianca, dalla Folgore a Camp Darby fino al mio traferimento nei territori in cui i fratelli Savi hanno materialmente operato contestualmente ad altri ex parà responsabili di azioni criminali del tutto compatibili con un progetto di minore destabilizzazione del territorio, non più nazionale come negli anni passati, bensì più regionale come nel caso della Emilia Romagna in particolare.

Qualche magistrato ha adombrato che avessi per questo preso parte alla operazione falange armata, suggerendomi una sorta di dissociazione, mentre altri inquirenti hanno meglio compreso che ho invece avversato nel mio piccolo quel progetto di destabilizzazione anche se ne ignoravo il reale spessore in quegli anni.

E’ chiaro ormai che quanto ho scelto di fare sin dalla mia entrata alla scuola sottufficiali dell’esercito di Viterbo in giovanissima età nel 1985, è stato caratterizzato dal fedeltà ai vari giuramenti siglati in tutela della Democrazia e, non, al vincolo verso il reparto di appartenenza, come quello dei paracadutisti per esempio, a quel tempo ancora molto politicizzato. Vincolo che certamente ha condizionato la mia evoluzione tra i 16 ed i 20 anni in uniforme, tanto che sono stato un uomo di destra prima di evolvermi nel liberale che sono da molto tempo.

Vincolo al quale sono riuscito a restare indipendente nel momento in cui altri colleghi avanzavano delle proposte di aderenza verso un progetto simile a quello della falange armata ove, nel frattempo, degli ex parà stavano compiendo delle gesta criminali poi seguite da quelle dei poliziotti della uno bianca. Scelsi di segnalare sia a livello superiore che alle autorità di polizia quanto percepivo negli ambienti militari nei quali ero inserito ma, come ho detto, quanto rapportato ha trovato un filtro evidentemente contrario o proteso alla sottovalutazione degli eventi, specialmente ove chi parlava di quelle gesta criminali con una matrice militare era di fatto bollato all’istante.

La falange armata è stata una operazione di tipo psicologico eversivo, mi riprometto di recuperare l’articolo originale di ripubblicarlo, i cui responsabili ed aderenti hanno ancora oggi molto potere all’interno dei gangli dello Stato, non solo perchè fu sostanzialmente raggiunto l’obiettivo politico nel 1994 ma anche perchè hanno sin da quel periodo coltivato le loro pedine nelle varie amministrazioni militari e di polizia che oggi hanno raggiunto dei ruoli apicali e rinnovato a loro volta un proprio vivaio di operatori ignari della storia originale.

Ancora oggi quindi patisco unitamente alla mia Famiglia gli ostacoli eretti da chi ho indicato nelle mie testimonianze sostenute nel corso degli anni, soprattutto dove le vecchie indagini sono rimaste aperte perchè senza verità oppure riaperte sulla base di nuovi elementi e, in ogni caso, capaci di rendere attuale quello scontro invece datato dalla storia stessa.

Ostacoli caratterizzati proprio dall’abuso delle risorse di chi dispone di strumenti tipici degli ambienti d’intelligence, militari e di polizia, che indico non senza fatica nel rinnovare gli esposti a tutela della mia Famiglia contro quanto posto in essere da chi agisce quelle azioni induttive a percepire un pericolo, una delle quali ha presumibilmente creato la causa della caduta e della lesione cereberale che mia figlia Matilde patisce restando sempre, insieme a mia moglie, ben fedeli alla realtà fattuale senza rincorrere ipotesi di alcun genere ove prive di elementi probatori o di riscontri oggettivi.

Rimane il fatto che il clima è tornato ad essere quello dello scontro con chi ancora oggi tutela degli interessi diversi dalla ricerca delle verità storica sulle stragi in particolare, mi auguro perciò che chi indaga sappia superare il potente potere di chi abusa dell’essere nello Stato e, non, dello Stato…

Fabio Piselli