due parole sul perchè la verità delle stragi italiane, è ancora scritta con l’acqua…

Il nostro è quello strano Paese in cui si può morire in un aereo, in una sala di attesa di una stazione, a bordo di un traghetto, oppure a casa propria mentre esplode una bomba piazzata nelle vicinanze. Sembra di parlare ormai di cose vecchie e fortunatamente il tempo trascorso ce lo conferma, ma rimane forte la eco della assenza della verità sulle tante stragi che hanno condizionato il processo evolutivo della nostra Democrazia sin dal primo dopoguerra.

Abbiamo assistito di generazione in generazione alle interminabili indagini progressivamente ribaltate dalle emergenti nuove verità che, tali, sono poi risultate sostanzialmente labili nel confronto dibattimentale il quale ha prodotto quelle sentenze che, a loro volta, hanno subito lo sgretolamento delle certezze giudiziarie raggiunte in quasi tutti i cosiddetti grandi casi di strage dopo qualche nuova verità emersa, o in forza del riconoscimento della falsità delle prove di quella precedente.

Abbiamo perciò imparato a comprendere la differenza tra la verità storica dei gravi fatti di sangue e la verità giudiziaria assemblata in modo tecnico da quella legge uguale per tutti, ma non sempre apparentemente tale agli occhi delle vittime e dei loro parenti superstiti ove, quest’ultimi, sono coloro che rappresentano la memoria personale e collettiva della ricerca della verità stessa.

Ma, ci interessa davvero la verità? A noi collettività democratica e partecipativa? Perchè come tali ci dichiariamo anche con il solo andare a votare, potremmo chiederci, ponendo in discussione la qualità del valore di comunità sociale e di cittadinanza.

Quanto possiamo o potremmo partecipare, come cittadini, alla ricerca di una verità certa ed accertata che possa essere finalmente compatibile tra i fatti storici e le sentenze tecniche, domandiamoci.

Oppure restiamo serenamente passivi ed arroccati sul vuoto che l’assenza di verità lascia in tutti noi, da colmare con ciò che comunemente è definito come complottismo, con l’adesione alle varie e tante ipotesi o diventando tifosi di una tesi rispetto che a quella contrapposta dando così vita agli schieramenti in stile stadio o reality.

Noi collettività, noi cittadini, forse abbiamo perduto il senso del nostro ruolo all’interno di una Democrazia, confusi tra la delega politica ad una maggioranza o alla sua opposizione di governo ed il significato di equità, di cui la verità necessita.

Quella equità che non richiede uguaglianza o, peggio, omologazione, lasciandoci così liberi di lateralizzare le nostre scelte partitiche, bensì il più giusto equilibrio nella analisi dei fatti, auspicabilmente scevra dalle ideologie e dagli integralismi.

Ma, in realtà, ogni strage ha nella sua genesi un potente contenuto politico, sia essa destabilizzante o stabilizzante, rivoluzionaria o di mantenimento di un interesse, per cui è difficile pretendere il giusto equilibrio e l’equita dai cittadini che, non dimentichiamolo, sono le prime vittime delle stragi stesse, anche quando i morti sembrano lontani o sono degli esponenti politici, dei magistrati, dei poliziotti votati a morire perchè fedeli al loro giuramento.

Che possiamo fare, quindi, noi gente comune, oltre che sperare di aver dato la delega al partito giusto se non rassegnarci al peggio cercando di allearci al male per sconfiggere il male, diventando così parte del rallentamento delle verità cercate.

Ad occultarle, le verità, ci pensano inoltre i depistaggi di Stato ed in tanti inquinamenti periferici che le spingono sempre più lontano dal soddisfare finalmente il bisogno collettivo di riconoscere il vero dal verosimile e, soprattutto, dal falso.

Non dovremmo mai rassegnarci, come non possiamo sperare che il voto delegato possa assolverci dalla responsabilità di partecipare alla vita politica e sociale del nostro Paese in modo più diretto.

Noi, cittadini, siamo i testimoni primari della Libertà e della Democrazia e, se questo fosse ben compreso, non avremmo nessun problema a prestare la nostra testimonianza laddove capita di partecipare ad un evento giudiziario, rispetto che nasconderci in quella diffusa omertà che caratterizza non più i soli territori protagonisti dei fenomeni mafiosi ma, anche e purtroppo, una attitudine collettiva.

Navighiamo a svista, in realtà, nel grande mare della mancata giustizia in un Paese in cui la qualità delle varie polizie è paradossalmente elevata.

Ed allora, chiediamoci, perchè non si riesce a donare verità, a permettere di elaborare i traumi delle troppe stragi sia a chi ha perduto un caro che alla collettività tutta.

La Giustizia non è solo un fatto tecnico, come lo sono le procedure di legge, rappresenta una enorme opportunità di Libertà per tutti noi che sembriamo non capire quanto siamo prigionieri delle nostre paure, quelle nelle quali investono sia gli autori delle stragi che i politici del consenso.

Fino a quando la nostra società si baserà principalmente sul consenso e sulla paura, vi saranno le stragi e vi saranno i soli slogan, al posto delle sentenze certe ed accertate e dei politici diversi dal leader di turno eretto a salvatore della Patria.

Siamo deboli, siamo una collettività debole, resa insicura da generazioni dal trauma mai elaborato delle stragi e delle verità mancate, come tali, protesi alla sudditanza verso un potere, anche marcio.

Un Paese che merita anche una seria riforma del sistema della giustizia e della polizia giudiziaria, proprio perchè abbiamo delle vere eccellenze al suo interno mischiate purtroppo a tanta mediocrità ed a molti yesmen. Eccellenze da tutelare dalle derive e dalle ingerenze che ne impediscono i risultati concreti.

Per questo, credo, che la verità sulle stragi italiane sia ancora scritta con l’acqua…

F.P.